Continua il nostro viaggio nella progettazione eco-sostenibile, grazie al contributo di Marco Capellini di MATREC.
Strategie di Ecodesign
Valutare e migliorare l’impatto ambientale di un prodotto durante l’intero ciclo di vita può essere in alcuni casi un’azione molto articolata soprattutto per prodotti complessi, caratterizzati da diversi componenti e materiali come automobili ed elettrodomestici.
Per questo motivo è importante, prima di intraprendere qualsiasi azione di ecodesign, definire la strategia di intervento e gli obiettivi finali che si intendono raggiungere: riduzione del consumo di risorse ambientali, impiego di materiali derivanti da risorse rinnovabili o dal riuso e riciclo di altri prodotti, riduzione della produzione di rifiuti, dei consumi energetici e delle emissioni inquinanti.
Attraverso l’analisi del ciclo di vita del prodotto (Life Cycle Assessment- LCA), dalla fase di selezione dei materiali fino a quella di dismissione e riciclo, è possibile capire dove si determinano i maggiori impatti ambientali di un prodotto e di conseguenza definire le successive modalità di intervento.
Se consideriamo l’analisi del ciclo di vita di una lavabiancheria, la fase di utilizzo rappresenta la maggiore criticità di impatto ambientale per via dei consumi di energia e di acqua, mentre in altri casi, per prodotti meno complessi - come ad esempio una sedia dove la fase di utilizzo non comporta nessun tipo di impatto ambientale - le maggiori criticità sono rappresentate da altri fattori come i materiali utilizzati, il processo produttivo o la fase di smaltimento e successivo riciclo.
Con la strategia del Design for Disassembling si può intervenire al fine di prevedere e quindi facilitare la separazione di tutti i componenti del prodotto per ottimizzarne il riuso (Design for Reuse) e il riciclo (Design for Recycling).
Nella fase di progettazione di un nuovo prodotto la scelta di materiali, riciclati o naturali, rappresenta un aspetto rilevante perché può incidere positivamente sul bilancio ambientale complessivo. Basti pensare che l’impiego di alluminio riciclato permette di risparmiare fino al 95% di energia rispetto all’utilizzo di alluminio vergine o primario con l'evidente riduzione di inquinamento atmosferico, emissione di CO2 e rifiuti in discarica. Questa via non è sempre percorribile per le caratteristiche tecniche che alcuni componenti del prodotto devono possedere.
È da sottolineare come nella progettazione di un prodotto realizzato con materiali riciclati debba essere tenuta in considerazione anche la successiva riciclabilità per favorire l'allungamento del suo ciclo di vita; laddove non fosse tecnicamente ed economicamente possibile, la eco-compatibilità di un prodotto realizzato in materiale riciclato ma non riciclabile dovrebbe essere valutata sulla base di un attento confronto dei benefici ambientali, economici e sociali - derivanti dalla riduzione nel consumo di risorse ambientali esauribili, dalla minore quantità di energia incorporata, dalla riduzione nella produzione di rifiuti da avviare in discarica e dalla sua possibile valorizzazione energetica – con i relativi costi anch'essi ambientali, economici e sociali. Diventa fondamentale nel processo di riciclo l'impiego di tecnologie “pulite” a bassa intensità energetica.
L’impresa e più nello specifico il progettista diventano attori principali nello sviluppo dei nuovi prodotti, nella ri-progettazione del ciclo produttivo e del prodotto in una o più fasi con l'intento di minimizzarne impatti ambientali e costi economici.
Oltre alla qualità, all'ergonomia, alla sicurezza, all'estetica, alla funzionalità, la variabile ambientale diventa cosi un criterio innovativo per ripensare in modo “sostenibile” la progettazione del prodotto. |