Meno emissioni di anidride carbonica, risparmi energetici e centinaia di migliaia di tonnellate di materiale da riutilizzare nel processo produttivo: i risultati della ricerca sul bilancio energetico e ambientale del riciclo dei RAEE realizzata per Ecodom da Ambiente Italia
di Duccio Bianchi, Direttore Ambiente Italia
Ogni anno l’Italia potrebbe evitare l’emissione in atmosfera di 3,4 milioni di CO2 soltanto raccogliendo e riciclando in maniera corretta tutti gli elettrodomestici che vengono dismessi.
La ricerca sul bilancio energetico e ambientale del riciclo dei RAEE condotta da Ambiente Italia per conto di Ecodom non lascia spazio a dubbi.
Il corretto trattamento di tutti i rifiuti elettrici ed elettronici dei raggruppamenti R1 e R2 (che sono quelli gestiti da Ecodom) assicurerebbe un beneficio ambientale in termini di CO2 evitata pari al 3% delle emissioni climalteranti che il Paese è chiamato a tagliare entro il 2020.
In numeri assoluti parliamo di oltre 6 milioni di grandi e piccoli elettrodomestici che ogni anno giungono alla fine della loro vita utile e diventano rifiuti. Un quantitativo che, pur costituendo una piccola parte del totale di rifiuti prodotti ogni anno in Italia, può rappresentare una seria minaccia per l’ambiente, a causa dei componenti inquinanti presenti in questa tipologia di rifiuti.
Delle circa 258 mila tonnellate di RAEE generati ogni anno dai grandi e piccoli elettrodomestici, infatti, circa 97 mila tonnellate possono contenere clorofluorocarburi (CFC) e idroclorofluorocarburi (HCFC), gas responsabili dell’assottigliamento dello strato di ozono stratosferico.
Intercettare questi gas in modo corretto, evitando che vengano dispersi nell’ambiente, rappresenta un’opportunità per contribuire alla lotta al riscaldamento globale.
Non solo. La ricerca ha evidenziato che la corretta gestione di tutti i frigoriferi, congelatori, lavatrici, forni, scalda-acqua e degli altri grandi elettrodomestici bianchi a fine vita prodotti ogni anno, consentirebbe di recuperare 230 mila tonnellate di materie prime seconde (ferro, rame, alluminio, plastiche e vetro) da reimmettere nel ciclo produttivo, risparmiando l’energia necessaria a soddisfare il fabbisogno di una città di 40 mila abitanti.
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