Regole chiare per l’efficienza del sistema
Lo sviluppo del nuovo Sistema di gestione dei RAEE passa attraverso la definizione di regole chiare e l’effettuazione di controlli efficaci.
Durante l’estate sono purtroppo nuovamente venute alla luce modalità di trattamento dei rifiuti elettrici ed elettronici che nulla hanno a che fare con il rispetto dell’ambiente. Nella sua ultima denuncia, Greenpeace ha presentato casi recenti di export illegale di RAEE dall’Europa, questa volta non verso Cina o India, ma verso le periferie delle più povere capitali africane.
Seppur su scala ridotta, qualcosa di simile accade anche nel nostro Paese. Alcune tipologie di RAEE (in particolare quelli appartenenti al Raggruppamento 2, i cosiddetti “grandi bianchi” non frigoriferi) vengono, infatti, sistematicamente intercettate prima delle isole ecologiche o forse all’interno di queste da soggetti non autorizzati. Questi, per massimizzare il guadagno derivante dalla vendita delle materie prime che costituiscono i RAEE (ferro, alluminio, rame, plastica…), ne potrebbero effettuare il trattamento senza preoccuparsi di estrarre e smaltire i componenti pericolosi (ad esempio i condensatori contenenti PCB presenti in alcune lavatrici).
E’ una “emorragia” di dimensioni preoccupanti: basti pensare in Europa ogni anno vengono in media raccolti ed avviati ad un corretto trattamento 1,63 kg per abitante, mentre in Italia (nei territori già serviti dal nuovo sistema RAEE) la media scende a 0,54 kg!
E’ necessario che il Ministero dell’Ambiente e il Comitato di Vigilanza e Controllo ribadiscano con chiarezza (e portino a conoscenza delle Amministrazioni Locali) che la gestione dei RAEE compete unicamente ai Sistemi Collettivi istituiti dai Produttori di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche. È, inoltre, altrettanto indispensabile che le Amministrazioni Locali esercitino un maggiore controllo su quanto avviene all’interno dei Centri di Raccolta.
Un altro elemento di attenzione per assicurare uno sviluppo armonico del nuovo sistema RAEE è costituito dal concetto stesso di “Sistema Collettivo”, che nel Decreto Legislativo 151/2005 non è stato in alcun modo dettagliato. Ciò ha consentito la nascita di Sistemi diversi per dimensione (quota di mercato dei Produttori aderenti), per forma giuridica (consorzi, società consortili, Srl…) e per composizione societaria. Infatti, mentre alcuni Sistemi Collettivi – in linea con lo spirito della Direttiva europea – sono esclusivamente costituiti da Produttori di AEE, in altri sono presenti altri operatori, che si occupano di RAEE non in quanto soggetti obbligati ma probabilmente per un interesse di natura economica.
Anche in questo caso è necessario un intervento del legislatore per assicurare una omogeneità di intenti e di obiettivi tra gli attori protagonisti del nuovo Sistema RAEE.
Da ultimo – ma certamente non per importanza – è indispensabile che il ritiro “1 contro 1” da parte dei Distributori possa essere effettuato in modo semplice e sull’intero territorio nazionale: solo così anche in Italia le quantità di RAEE annualmente raccolte e trattate in modo corretto potranno crescere fino ai livelli già da tempo stabilmente raggiunti in altri Paesi europei. Per questo, Ecodom e i Produttori consorziati sono disponibili ad un confronto serio e concreto con le Associazioni della Distribuzione per arrivare rapidamente a definire insieme soluzioni operative utili all’effettuazione di questo servizio nei punti di vendita.
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Piero Moscatelli
Presidente di Ecodom
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