La foto del mese
Di tutti i tipi, di tutte le dimensioni, moderni, vintage e ipertecnologici, i frigoriferi sono gli elettrodomestici per antonomasia, presenti ormai in ogni abitazione italiana.
Per questo fanno la parte del leone, per numero e peso, anche tra i RAEE. Il raggruppamento di cui fanno parte (R1) rappresenta, infatti, insieme al raggruppamento R2 (che comprende gli altri elettrodomestici “bianchi”), circa il 70% di tutti i rifiuti elettrici ed elettronici a fine vita.
Un dato rilevante, se si pensa che da ogni frigorifero si riesce a recuperare oltre l’80% di materie prime seconde: rame, alluminio, ferro e plastica. Quello che invece non può essere recuperato deve essere smaltito in modo corretto, perché dannoso per l’ambiente. Parliamo del CFC, il gas ozono-lesivo contenuto nelle schiume isolanti e nelle serpentine di raffreddamento degli apparecchi di vecchia generazione.
Ma come avviene questo processo? Quali passaggi consentono al nostro vecchio frigo di trasformarsi di nuovo in materie prime pronte per il riutilizzo? Una volta raccolti presso le piazzole ecologiche assegnate dai comuni ai Sistemi Collettivi, i frigoriferi vengono inviati agli impianti di trattamento dove per prima cosa si procede alla messa in sicurezza delle componenti pericolose. I gas e gli oli vengono estratti dal circuito refrigerante per poi consentire la rimozione del compressore.
A questo punto la carcassa, ricca di materiali recuperabili, viene triturata in ambiente chiuso, per captare il CFC contenuto nelle schiume ed evitare, quindi, che si disperda in atmosfera.
Alla fine del processo, quello che si ottiene da ogni frigorifero* sono oltre 38 kg di materie prime seconde da reimmettere nei processi produttivi!
*Peso medio per frigoriferi pari a 45 Kg. Fonte: Politecnico di Milano, Dipartimento di Ingegneria Gestionale.
|