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Intervista con l’ing. Giuseppe Di Masi, Ministero dello Sviluppo Economico

Un utile incontro per evitare, anche nel mondo dei RAEE, l’effetto Nimby1 ”, queste le prime dichiarazioni rilasciate da parte dell’ing. Giuseppe Di Masi, referente del Ministero dello Sviluppo Economico per la tematica RAEE e membro del Comitato di Vigilanza e Controllo, al termine della visita inaugurale del progetto “Porte Aperte Ecodom”.

L’organizzazione di incontri con gli interlocutori territoriali e con gli organi di informazione, in occasione dei quali condividere le informazioni, i vantaggi e le opportunità di una determinata attività, costituisce, soprattutto nelle fasi iniziale di una nuova iniziativa, un elemento fondamentale per evitare prese di posizione negative da parte degli stakeholder locali.”

Effetto Nimby anche sui RAEE quindi?

In alcuni casi, la disinformazione in merito alla gestione dei rifiuti, siano questi urbani o speciali, come i RAEE, è stata spesso la causa fondante dell’interruzione di alcuni progetti. L’incontro presso l’impianto Amiat TBD ha invece confermato che il trattamento dei rifiuti elettrici ed elettronici, se effettuato in modo corretto come avviene all’interno del sito piemontese, garantisce importanti vantaggi nel contesto territoriale in cui è inserito.

Vantaggi non solo ambientali ma anche economici?

Esatto. L’aumento delle quantità di rifiuti elettrici ed elettronici gestite in idonei siti di trattamento e l’eventuale costituzione di nuovi impianti di riciclo non dovranno essere visti negativamente. Gli importanti quantitativi di materie prime recuperate e, soprattutto, il loro successivo reinserimento nei cicli produttivi alimentano un settore economico ormai consolidato e in crescita costante.”

In questo senso la presenza tra i partecipanti di un referente dell’Unione Industriali di Torino testimonia l’attenzione “imprenditoriale” nella gestione dei RAEE?

"Sicuramente, gli impianti presenti in Italia, soprattutto quelli di ultima generazione, rappresentano delle realtà aziendali di tutto rispetto e dalla potenzialità di crescita molto interessanti. Ritengo comunque che la costituzione e lo sviluppo degli impianti di trattamento debbano essere territorialmente sostenuti in quanto possiedono tutti i presupposti per essere una leva per lo sviluppo di tutto il territorio. Non solo in termini di materie prime, utili alle aziende locali, ma anche per le opportunità occupazionali che questo settore garantisce."


1 Con NIMBY (acronimo inglese per Not In My Back Yard, lett. "Non nel mio cortile") si indica l’atteggiamento di protesta contro opere di interesse pubblico che si teme possano avere effetti negativi sui territori in cui verranno costruite, come ad esempio grandi vie di comunicazione, sviluppi insediativi o industriali, termovalorizzatori, discariche, depositi di sostanze pericolose, centrali elettriche e simili.
Questo atteggiamento riconosce come necessarie, o comunque possibili, queste opere ma, contemporaneamente, non vuole che vengano realizzate nel proprio territorio, a causa delle eventuali controindicazioni sull'ambiente locale.