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Smontiamo l’elettrodomestico: l'aspirapolvere

Una recente indagine l’ha incoronato l’oggetto più ambito dalle giovani coppie.

Tra i regali più utili in ogni lista di nozze che si rispetti non manca infatti mai l’aspirapolvere, il piccolo grande amico mangia-polvere.

In 130 anni di storia – nel 1876 Anna e Melville Bissel realizzarono il primo prototipo che, fissato su una carrozza trainata da cavalli, veniva utilizzato per pulire i tappeti – l’aspirapolvere è stato protagonista di una continua evoluzione che ne ha modificato forma, dimensioni, peso e materiali.

Dai primi modelli elettrici prodotti agli inizi del ‘900 tuttavia, il meccanismo alla base dell’elettrodomestico è praticamente rimasto invariato: un motore aspira l’aria, un sacchetto raccoglie la polvere in entrata e un filtro “pulisce” l’aria in uscita, il tutto contenuto in un corpo unico, possibilmente insonorizzato.

A parte il motore, i materiali che compongono il comune aspirapolvere sono per lo più plastiche, materiali isolanti come il poliuretano, utilizzati principalmente per l’insonorizzazione, e in alcuni modelli la carta per il sacchetto raccogli-polvere. Discorso a parte va fatto per i filtri, che possono essere a carbone attivo o elettrostatici in ovatta.

Questo è quanto troveremmo smontando un comune apparecchio come se ne possono trovare in tutte le case. Poi, si sa, il progresso non si ferma e sempre nuove idee incontrano il favore del mercato.

È il caso del nuovo concept di aspirapolvere a cella combustibile che utilizza l’idrogeno per alimentarsi, elimina per sempre fili e prolunghe e si porta come uno zaino.

Ne è passato di tempo dalla carrozza dei signori Bissel!