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Il riciclo dei RAEE, necessità ambientale e opportunità economica

A colloquio con il Sen. Francesco Ferrante sulle novità introdotte dalla normativa sui rifiuti elettrici ed elettronici alla luce della partenza effettiva del sistema di riciclo.

Raccolta differenziata dei prodotti a fine vita, trattamento dei rifiuti hi-tech e recupero delle materie prime. Con l’avvio delle attività di ritiro sul territorio da parte dei Sistemi Collettivi le attenzioni degli addetti ai lavori del settore del riciclo si concentrano sulle possibilità di crescita di un mercato ancora in fase embrionale.

Sono circa 40 gli impianti operativi oggi in Italia per il riciclo di tutte le tipologie di RAEE, dai grandi elettrodomestici alle lampade a risparmio di energia. Un numero sufficiente a gestire le circa 100 mila tonnellate di rifiuti hi-tech raccolti ogni anno e destinato comunque a crescere se verranno raggiunti gli obiettivi di raccolta previsti dalla normativa nazionale.

A pochi giorni dal primo intervento di ritiro dei RAEE operato dal consorzio Ecodom abbiamo intervistato il Sen. Francesco Ferrante, capogruppo Ulivo nella Commissione Territorio, Ambiente e Beni Ambientali.

Quale la valenza ambientale della partenza effettiva del nuovo sistema di gestione dei Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche (RAEE)?

La partenza del nuovo sistema è fondamentale per motivi ambientali e anche economici. Quelli ambientali sono ormai evidenti a tutti, alla luce anche degli ingenti traffici di rifiuti tecnologici verso l’estremo oriente finiti più volte sulle cronache dei giornali occidentali, e che hanno portato le istituzioni comunitarie a varare una direttiva europea su questo tema.

Molte frazioni merceologiche preziose, insieme a quelle tossiche e pericolose, finiscono smaltite in maniera non controllata anche nel nostro Paese e la nuova normativa affronta questo problema. I benefici economici sono altrettanto evidenti: basta vedere quanto successo nel settore degli imballaggi o dei rifiuti pericolosi come le batterie al piombo o gli oli minerali usati, oggi fondamentali per una industria del riciclo che, oltre a fare profitto, ha portato anche nuove opportunità occupazionali.

Quali prospettive di crescita vede per il settore dei RAEE in Italia? Sarà possibile anche nel nostro Paese arrivare ai tassi di raccolta procapite raggiunti negli altri Paesi UE?

Le prospettive di crescita sono molto evidenti. La raccolta differenziata dei RAEE oggi è limitatissima in quantità e come distribuzione territoriale. Tutti noi abbiamo apparecchiature elettriche ed elettroniche a fine vita in casa che spesso finiscono nel cassonetto stradale. Molti cittadini si pongono il problema di cosa farne ma spesso sono costretti a gettare il RAEE nell’indifferenziato perché non hanno un’alternativa più fruibile.

L’Italia potrà tranquillamente arrivare allo stesso standard raggiunto in altri paesi, purché si strutturi il sistema nel modo migliore e in tempi brevi, visto che siamo stati costretti già troppe volte a prorogare i termini dell’avvio.

Quello delle “troppe proroghe” è un vizio tutto italiano che si evidenzia proprio nel settore dei rifiuti (vedi anche l’effetto della proroga infinita per le discariche). Eppure abbiamo anche in Italia esperienze virtuose e positive che insieme alle esperienze europee dimostrano che una gestione razionale integrata dei rifiuti, specie se preziosi, è fattibile, conveniente e positiva per la modernizzazione del Paese.

Quali i rischi e le opportunità del sistema multiconsortile organizzato dai Produttori di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche in risposta agli obblighi previsti dalla Normativa?

ll rischio reale è che una molteplicità di consorzi possa non centrare l’obiettivo di efficienza, efficacia ed economicità che la norma europea ci impone. Fino ad oggi abbiamo conosciuto il sistema dei consorzi obbligatori unici sugli imballaggi e sui rifiuti pericolosi che hanno funzionato molto bene. Speriamo che si possa fare altrettanto anche con i tanti consorzi sui RAEE.