Oltre il riciclo
Candy sa come si fa
Standard qualitativi eccellenti e sicurezza ambientale in tutti gli stabilimenti del Gruppo.
Brugherio, Santa Maria Hoè, Erba, Merthyr Tydfil, Podborany, Bourges, Bergara, Kirov e Jinling. Paesi con lingue e culture differenti accomunati da un pizzico di cultura e imprenditoria italiana nella produzione di elettrodomestici: rappresentano la nuova cartina geografica della presenza del Gruppo Candy nel mondo.
Dalle officine meccaniche Eden Fumagalli, da cui uscivano le prime lavabiancheria tutte italiane, al gruppo industriale con oltre 5.000 addetti e un fatturato di oltre 1 miliardo di € che Candy Elettrodomestici rappresenta oggi, sono passati oltre 60 anni.
Se una volta i problemi erano legati al miglioramento delle performances del primo e unico impianto produttivo di Monza oggi, con 9 impianti presenti in Italia, in Europa e nei nuovi mercati emergenti come Russia, Cina e Turchia, le attenzioni si concentrano nell’armonizzazionedegli standard qualitativi in tutti i siti produttivi.
Parallelamente al processo di globalizzazione e di penetrazione dei prodotti del gruppo Candy nei nuovi mercati, è in atto un processo di omogeneizzazione e trasferimento del know-how presso tutti gli impianti. “Le stesse attenzioni e gli stessi standard rigidi sono ormai applicati in Italia e in Europa, ma anche in quei paesi con legislazioni nazionali meno severe – dichiara Manfredi Bellati, responsabile Sicurezza, Ambiente e Gestione Immobili di Candy – In tutti gli stabilimenti di nuova acquisizione sono in corso progetti di miglioramento per renderli rispondenti alle caratteristiche tecnico-qualitative dello stabilimento di Brugherio in termini di consumi energetici, emissioni di CO2, consumi di acqua e di rifiuti per unità produttiva”. Una policy condivisa da tutto il Gruppo che vede i suoi effetti anche in ambito organizzativo con la presenza di un responsabile generale per il Gruppo Candy cui fanno riferimento i singoli responsabili di stabilimento.
Proprio la Cina, nuova frontiera economica tra i mercati asiatici, costituisce un caso emblematico. “Con la recente acquisizione dell’impianto di Jinling è stata costituita una struttura fissa Candy di oltre 20 persone, indipendente dall’impianto produttivo, - spiega Guglielmo Pasquali, Marketing Group Candy - con il duplice compito di individuare i migliori fornitori e monitorare il loro operato secondo le linee guida del Codice di Condotta Ceced”.
Un’attenzione scrupolosa al processo produttivo che si estende anche ai fornitori. “Il Codice di Condotta Ceced, promosso e condiviso volontariamente da Candy, prevede un monitoraggio costante dei fornitori – continua Guglielmo Pasquali – affinché i nostri criteri di salvaguardia ambientale e di tutela delle categorie più deboli, come donne e minori, siano condivisi da tutti i nostri partner”.
Un percorso difficile da seguire quello necessario al monitoraggio dell’operato dei fornitori, anche e soprattutto in considerazione dei processi di internazionalizzazione del Gruppo e delle logiche di mercato in generale. “Da un parco di fornitori 100% europei stiamo migrando verso un panel di fornitori parzialmente europeo e sempre più globalizzato con culture, tradizioni e soprattutto legislazioni spesso molto diverse tra loro.”
Un’evoluzione complessa, quella che porta ad un mercato globale, in cui i valori della tutela ambientale e della sicurezza dei lavoratori debbono rimanere comunque imprescindibili e universali.
Ulteriori informazioni disponibili su:
www.candy-group.com
www.candy.it
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