Conclusi gli audit agli impianti di trattamento. C’è ancora da fare per migliorare le performance
di Marco Sala, Operations Manager Ecodom
C’è ancora molta strada da fare per migliorare la qualità del trattamento. È questo il dato più evidente che emerge dai risultati degli audit condotti sugli impianti di trattamento del Raggruppamento R1 utilizzati da Ecodom. Le prime valutazioni ci consegnano un quadro non entusiasmante, specialmente per quel che concerne l’effettiva capacità degli impianti di recuperare i clorofluorocarburi e gli idroclorofluorocarburi (CFC e HCFC) presenti nei frigoriferi e congelatori di vecchia generazione.
Il processo di controllo delle performance dei 14 fornitori selezionati da Ecodom per il trattamento del raggruppamento R1 è cominciato a gennaio. Da allora l’Operations Team del Consorzio ha esaminato le attività e gli output dei singoli impianti in tutta Italia, raccogliendo una notevole mole di dati sia sui quantitativi di CFC e HCFC estratti dai circuiti refrigeranti e dalle schiume isolanti, sia sulle quantità e sul grado di purezza dei materiali recuperati.
L’obiettivo di Ecodom, consapevole della criticità ambientale del processo di trattamento di frigoriferi e congelatori, era quello di verificare l’effettivo rispetto da parte degli impianti di trattamento di quanto previsto dalla legge e avere così la garanzia di procedere lungo la strada dell’eccellenza.
La verifica sul campo è stata condotta in accordo ad una metodologia sviluppata dal WEEE Forum (organismo che raggruppa i quaranta più importanti Sistemi Collettivi europei), da CECED (associazione europea dei Produttori di elettrodomestici) e da EERA (associazione europea delle imprese di trattamento) che permette di misurare in modo oggettivo la quantità di gas ozono lesivi (CFC/HCFC) che ciascun impianto riesce ad estrarre da un frigorifero. Il team di Ecodom è stato affiancato dal Consulente svizzero che ha sviluppato la metodologia di audit per conto del WEEE Forum e l’ha successivamente applicata su impianti in tutta Europa.
Operativamente l’audit è stato condotto eseguendo, in ciascun impianto, il trattamento di un lotto significativo (circa 100 frigoriferi per la misura del gas estratto dal circuito refrigerante e circa 1.000 frigoriferi per la misura del gas estratto dalle schiume isolanti), e ha dato risultati mediamente poco positivi per quanto riguarda l’estrazione del gas dalle schiume isolanti: mentre l’impianto migliore ha estratto 153 grammi per ciascun frigorifero, quello peggiore si è fermato a soli 35 grammi, e la media dei 14 impianti è stata pari a 80 grammi.
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