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Ecologia, futuro dell'economia

Nel corso degli ultimi anni è sempre più evidente che il cambiamento climatico non è più “previsto” ma è “in atto”; lo sanno bene la comunità scientifica, le istituzioni, gli attori economici e i cittadini che iniziano a vedere le conseguenze di tali cambiamenti.

Emerge con sempre maggiore chiarezza il costo economico, sociale e ambientale del “non intervento” e la necessità di operare una reale inversione di rotta nelle politiche settoriali del nostro paese e dell’Europa intera.

Il messaggio della comunità internazionale è inequivocabile: basta con le illusioni e i rinvii, perché è necessario che ognuno faccia seriamente la sua parte. Serve un sistema economico-sociale che raccolga la sfida del “vivere meglio con meno risorse naturali”, coinvolgendo tutti i settori, dalla produzione energetica all’industria, dai trasporti fino alle abitazioni, dall’alimentazione alla moda.

L’ecologia appare oggi il solo futuro per l’economia; l’economia dei risparmi di materie ed energia e della riduzione degli sprechi, dell’eco-efficienza, del design ambientale di prodotto, del recupero, del riutilizzo e del riciclo delle materie, sono la sola strada per ridurre i rischi di collasso del nostro sistema economico-sociale.

Per raggiungere questi obiettivi è necessaria un’azione sistematica per rendere le imprese del nostro paese verdi e competitive, incidendo significativamente su quattro piani.

Il primo passaggio di una trasformazione ecologica dell’impresa dovrebbe iniziare dall’adozione e la diffusione di adeguati sistemi di gestione ambientale e dal cambiamento organizzativo, che può supportare efficacemente un’azione orizzontale orientata alla sostenibilità.

Il secondo passaggio dovrebbe essere quello di realizzare delle eco-factory  dove il riciclo e il recupero dei rifiuti è il più possibile completo e si persegue la drastica riduzione degli sprechi di risorse, di rifiuti, di emissioni di sostanze chimiche e di consumi energetici, adottando delle tecnologie ambientali, che riducono a monte la formazione degli impatti ambientali o, “a cascata”, adottino processi produttivi in cui gli scarti di uno diventino materie prime per l’altro.

Il terzo passaggio è quello di continuare a puntare sull’eco-design, la ri-progettazione ecologica dei prodotti in funzione del risparmio energetico e materiale, del riciclo, dell’estensione della durata di vita e dell’assenza di sostanze nocive, cogliendo le opportunità che derivano dal Green Public Procurement.

Il quarto passaggio è infine quello di promuovere la sostenibilità, attraverso cambiamenti del comportamento sul posto di lavoro che prevedano un sistema condiviso di mobilità sostenibile, un uso corretto delle attrezzature e degli impianti che usano energia, la riduzione dell’uso della carta e il suo uso efficiente, l’acquisto di prodotti verdi.

La protezione dell’ambiente non deve continuare a essere vissuta come qualche cosa di vessatorio, una limitazione della sfera delle libertà individuali a favore di un obiettivo intangibile e indimostrabile di miglioramento ambientale.

Occorre invece un radicale ribaltamento di prospettiva se si vuole evitare che l’adozione di obiettivi ambientali sempre più precisi e stringenti venga letto come una graduale perdita di libertà nella sfera personale.

Le organizzazioni devono quindi impegnarsi nel comunicare l’idea che solo il rispetto degli spazi ambientali comuni può garantire e accrescere la libertà delle persone, intesa come libertà di agire e libertà di disegnare un futuro possibile.

(Silvano Falocco, Membro del gruppo di esperti sulla politica integrata di prodotto del Ministero dell’Ambiente, Amministratore Delegato Ecosistemi – SDI Group)

24 febbraio 2010






 
 
 

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