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Recupero e riciclo dei RAEE: un storia di civiltà

Si può pensare di scrivere una storia della civiltà attraverso la storia dei rifiuti, ovvero del modo con il quale l’uomo ha gestito il problema? In tutte le epoche si è posta l’esigenza di smaltire non solo i rifiuti connessi al ciclo alimentare ma anche quelli legati a tutte le attività umane, dall’organizzazione sociale alla produzione e commercializzazione.
Già nell'Atene del V sec. a.C. Aristotele descrive le funzioni degli spazzini e dei loro supervisori. Mentre Giovenale parla di vasellame e altri oggetti rotti lanciati dalle finestre nella Roma imperiale, dove non mancavano venditori ambulanti che attuavano una primitiva forma di riciclaggio di vetri, stoviglie, pergamene. E se spetta al Parlamento inglese il merito di aver varato il primo decreto antinquinamento di rilevanza nazionale (1338), nello stesso periodo Milano predisponeva statuti per la gestione delle strade e delle acque. Molte altre città italiane del resto nei secoli si impegnarono nella stessa direzione, anche se con risultati inferiori spesso alle aspettative. Tanto che un viaggiatore sofisticato ed esigente come Goethe lamentò lo stato di abbandono delle strade di Venezia: “è imperdonabile la sporcizia della città che per le sue caratteristiche potrebbe essere tenuta pulita come lo è qualunque città olandese”.

Quando si dovrà scrivere la storia della civiltà contemporanea, quello dei rifiuti sarà certo un punto cruciale; e al suo interno un capitolo ancor più rilevante sarà da riservare ai rifiuti elettrici ed elettronici. Questi sono emblematici di una società che, paradossalmente, può raggiungere il traguardo della loro eliminazione, o almeno della loro drastica riduzione, proprio grazie alle tecnologie elettriche ed elettroniche che ne hanno permesso la realizzazione: basti pensare ad alcuni elettrodomestici o allo stesso computer.

Finora il paradosso è stato affrontato con due tipi di strumenti: quello tecnologico e quello normativo. Ma forse tecnologia e regolamenti non bastano ancora. La prima si trova di fronte a nuovi problemi legati a una varietà di applicazioni, nuovi materiali e sistemi complessi. I secondi incontrano difficoltà in primis nel rendere efficaci i controlli e nell’adeguarsi a contesti mutevoli ed eterogenei.

Che fare? La strada ci sembra quella di risalire alle radici della tecnologia, in particolare quella elettrica ed elettronica, e recuperarne, oltre agli aspetti operativi e applicativi, tutte le valenze simboliche, quelle cioè connesse alle risorse e potenzialità dell’uomo, e al suo bisogno di valori e significati. Solo a partire da una solida e sana visione dell’uomo diventerà possibile scatenare una nuova creatività, tecnica e tecnologica, e trovare motivazioni solide per una costante osservanza delle regole.

Mario Gargantini
giornalista scientifico


9 dicembre 2009






 
 
 

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