Audit agli impianti

Al fine di garantire l’eccellenza nel processo di trattamento dei RAEE del Raggruppamento R1 di propria competenza, Ecodom ha predisposto un processo di valutazione – auditing degli impianti selezionati.
Particolare attenzione è riservata alla capacità dell’impianto di recuperare e trattare i gas ozono-lesivi: un parametro che Ecodom ritiene fondamentale, in ragione della sua forte implicazione ambientale.

Il processo di audit viene applicato a tutti gli impianti di trattamento utilizzati dal Consorzio e consiste in un’analisi accurata di ciascuna fase del processo di riciclo:

  • estrazione di olio e CFC/HCFC dal circuito di refrigerazione;
  • triturazione delle carcasse e separazione di CFC/HCFC dai materiali isolanti.
     

Per ogni fase quindi, vengono individuati i parametri ambientali, qualitativi e quantitativi, che ciascun impianto deve rispettare:

  • emissioni di CFC/HCFC in atmosfera;
  • quantità di CFC/HCFC recuperata dai circuiti di refrigerazione e dalle schiume poliuretaniche;
  • quantità di materiali ferrosi e non ferrosi recuperati;
  • grado di purezza dei materiali separati;
  • destinazione e utilizzo finale di ciascuna frazione di output.
     

A completamento del processo, un sistema di reportistica consente a Ecodom di tenere costantemente sotto controllo l’andamento complessivo del processo di trattamento dei RAEE e il raggiungimento degli obiettivi previsti dalla normativa in vigore per ogni singolo impianto.

Gli audit sono stati introdotti da Ecodom già nel 2008, in accordo con le metodologie sviluppate dalla società svizzera Roos+Partner AG per conto del WEEE Forum (l’organismo che raggruppa i 39 più importanti Sistemi Collettivi europei), di CECED (Associazione Europea Produttori di Elettrodomestici) e di EERA (Associazione Europea delle Imprese di Trattamento) e già utilizzate in molti Paesi europei.

Nel 2008 gli audit avevano dato risultati molto lontani dalle prestazioni dei migliori impianti europei. Per quanto riguarda ad esempio la quantità di gas ozono-lesivi estratti dalle schiume isolanti (uno dei parametri più critici dal punto di vista ambientale), nel 2008 gli impianti italiani avevano in media ottenuto un risultato pari a 20 grammi di gas per ogni kg di schiuma, mentre il benchmark europeo era vicino ai 70 grammi.
Ecodom ha contrattualmente stabilito un piano di miglioramento, il cui rispetto era condizione vincolante per continuare a lavorare per il Consorzio. Questo piano ha fatto sì che nel 2009 gli impianti siano arrivati ad estrarre in media 40 grammi per ogni kg di schiuma, e nel 2010 abbiano raggiunto il valore medio di 67 grammi.
Grazie ai controlli introdotti da Ecodom, quindi, gli impianti di trattamento hanno triplicato, dal 2008 al 2010, la capacità di intercettare i gas ozono-lesivi.

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